lunedì, 04 dicembre 2006

Domenica mattina (eh si...un concerto di mattina!), 3 Dicembre, al Teatro Manzoni a Milano, ho assistito all'esibizione del progetto "Moonchild" un'altra delle insane creature figlie dell'indigesto connubio musicale tra John Zorn e Mike Patton.
Tanto per intenderci, lo spettacolo era inserito in una più ampia rassegna "Jazz" e, come nelle migliori tradizioni Jazz, la presentazione e soprattutto la SPIEGAZIONE del significato dello spettacolo è stata affidata a un chiarissimo booklet che recitava così (trascrivo fedelmente solo poche righe delle ben 10 pagine scritte fitte fitte, piccole piccole):

"Nell'opera fagocitante e autofagocitante di Zorn è evidente la presenza di un'intertestualità, di un'ipertestualità, di una paratestualità, di metatestualità, di architestualità.[...]. Zorn muta, per parafrasare Bachtin e Lotman, il mondo in cui un testo musicale entra in rapporto con l'insieme della cultura. [...]
In base alla modalità di enunciazione, se si sfuma la distinzione tra accademico e extra-accademico, e tra oralità e scrittura, è possibile individuare altri generi terziari che si sono imposti nel corso della storia. Per dirla con la critica letteraria, in base al "modo dell'enunciazione", soprattutto se si esce dalla gabbia della nemesis, si possono individuare altri generi terziari, che offrono una particolare configurazione del rapporto tra l'enunciatore (quelli che si potrebbero denominare il tema - o argomento, ciò intorno a cui qualcosa è detto, ciò di cui si parla e il rema dell'enunciazione o commento, ciò che è detto al proposito del tema) e l'enunciatario. Si mette in luce cioè una categoria di generi, definibili in base al tipo di rapporto con il referente, con l'interlocutore o con il pubblico. Tale piano terziario dei generi discorsivi è confrontabile in qualche modo con i <<modi>> di Frye, con i <<tipi>> di Todorov, con le molteplici tipologie della linguista testuale e con alcune tipologie discorsive della retorica.[...]
La grafica di "Moonchild" ci fa vedere feti distorti ma in crescita, al limite fra vita e possibile decadimento, il lavoro allude al teatro della crudeltà, all'epica sonora di un Nuovo Mondo in formazione così come lo intuiva Varèse, all'esoterismo di Crowley[...].
Una curiosa metafora della musica stessa del Nuovo Mondo, che dell'agglomerato di vernacoli ha saputo creare un linguaggio comune e fortemente originale. "

...chiaro?
mb

postato da: MissBungle alle ore 21:14 | Permalink | commenti (12)
categoria:musica, concerti